Accusato di furto, camionista rumeno viene assolto ma perde il lavoro

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Era accusato di avere rubato 28 fusti di detersivo da cinque chili ciascuno e due taniche di gasolio  da 25 litri dal carico che doveva portare in Francia. Un presunto camionista “infedele” di origine romena e residente a Orte (provincia di Viterbo) è stato assolto nella giornata di ieri, lunedì 12 gennaio.

La notizia è riportata dal sito tusciaweb.eu che spiega come nel frattempo l’uomo 38enne, difeso dagli avvocati Fabrizio Ballarini e Lara Stefani, sia stato licenziato dalla ditta per cui lavorava in seguito all’arresto, avvenuto nel primo pomeriggio del 16 agosto 2016, quando fu fermato dai carabinieri di Orte in località Petignano assieme al cognato e al fratello.

Tutti e tre finirono – racconta ancora tusciaweb.eu – ai domiciliari per furto aggravato. Secondo l’accusa avrebbero concordato di rubare una parte del carico dal mezzo pesante, parcheggiato nella zona artigianale. Ma solo il fratello del camionista, la cui auto fu trovata colma di refurtiva dai carabinieri, ha ammesso il furto, patteggiando durante la direttissima. Si sono invece sempre proclamati innocenti l’autotrasportatore e il cognato, processati col rito ordinario e prosciolti ieri dal giudice Elisabetta Massini, nonostante la pm avesse chiesto la condanna a un anno e 300 euro di multa ciascuno.  A scagionarli il fratello dell’autotrasportatore che ieri in tribunale ha ribadito di avere fatto tutto da solo. “Mio fratello, che vive a Orte e fa l’autotrasportatore, mi aveva chiesto di badare al camion mentre lui passava da casa a pranzo, di ritorno da Frosinone, dove aveva fatto il carico, prima di ripartire per la Francia. E io, mentre lui non c’era, siccome non mi aveva lasciato nemmeno la chiave, con un coltellino svizzero ho forzato il mezzo e lo sportello del carburante e ho asportato il gasolio e il detersivo, nascondendoli sotto delle coperte nella mia auto”.  Alla fine sono stati assolti sia il camionista che il cognato. Quest’ultimo un operaio di 44 anni residente a Padova, sposato con una connazionale dipendente di una casa di riposo, era appena giunto dal Veneto assieme alla famiglia per un settimana di vacanza, ospite del cognato a Orte. “Quel pomeriggio, io e i miei, dovevamo andare a Marta al lago – ha detto il 44enne – ma prima, subito dopo avere pranzato tutti insieme, già in calzoncini e infradito, ho accompagnato mio cognato a riprendere il camion, perché doveva partire per la Francia e durante la settimana di ferie non ci saremmo rivisti. Arrivati a piedi alla piazzola, io ero appena salito sull’auto di suo fratello per tornare a casa  e lui sul camion, quando ci hanno fermato i carabinieri”.  “Perché, se avesse voluto rubare parte del carico dal camion, lo avrebbe parcheggiato in località Petignano e non sotto casa? Perché avrebbe dovuto lasciare a guardia il fratello, senza dargli nemmeno le chiavi? Perché avrebbe coinvolto, per un furto da 400 euro,  il cognato appena arrivato dal Veneto? Un piano inverosimile”, hanno sottolineato i difensori Ballarini e Stefani.  “L’ipotesi più logica è che il fratello abbia fatto tutto da solo, come ha sempre ammesso – hanno ribadito i legali – aveva perso il lavoro e aveva problemi di alcolismo nonché un mutuo da pagare. Da parte sua è stata una sbandata, ma il fratello per colpa di questa storia è stato licenziato e non è stato facile per lui trovare un altro lavoro”.

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