camion militari per pronto soccorso vigili del fuoco e e pronto intervento

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u cardolu
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camion militari per pronto soccorso vigili del fuoco e e pronto intervento

Messaggioda u cardolu » martedì 13 agosto 2019, 13:45

piano piano allestiremo una discussione sui mitici veicoli militari, di pronto soccorso, pronto intervento protezione civile, con i loro allestimenti particolari


nenti avia, nenti aiu dunni vinni mindi vaiu

u cardolu
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Re: camion militari per pronto soccorso vigili del fuoco e e pronto intervento

Messaggioda u cardolu » martedì 13 agosto 2019, 13:49

Immagine

mitico Iveco ACM 80/A 6613 G, quell'autocarro a carico medio che gradualmente “ha dato il cambio” all'indiscusso servizio del CM 52.

Forse è bene iniziare dicendo che è facile confondersi: Infatti il fratellino minore dell'ACM è l'ACL 75 (autocarro carico leggero) un veicolo identico, ma con misure e portata inferiori e guida a destra nei primi esemplari.

Spesso infatti, si è convinti di parlare, nei propri ricordi, di ACM mentre probabilmente si trattava dell'ACL 75 che, a prima vista, risulta più basso soprattutto davanti è più corto di un metro oltre ad avere, le prime serie, due parabrezza.

75, 80 e 90, come ben potrete intuire, sono gli anni di produzione.

Ogni battaglione e reparto possedeva nei suoi piazzali numerosissimi ACL e ACM, macchine a cui non nascondo di essere particolarmente legato e che, anche a occhi chiusi, si riconoscevano ad orecchio quando passavano.

Tre marchi hanno campeggiato sulla mascherina ACL e ACM; il primo fu Lancia, seguito da Fiat e infine da Iveco nelle serie a cavallo tra l'80 e il 90.

Nel 1975, infatti, Fiat veicoli industriali, Oto Melara OM, Lancia veicoli speciali, diedero vita insieme alla Magirus tedesca e all'Unic francese all'Iveco, Industrial Vehicles Corporation.

Non lo usavamo solo noi in Italia...

Prima di addentrarmi nel tecnico per gli appassionati, credo sia doveroso ricordare l'enorme successo che questo progetto ha riscosso in tutte le nostre forze armate ed enti civili, ma anche e soprattutto, negli eserciti europei e in giro per il mondo.

Ma vediamo di svelare cosa si nasconde dietro questo progetto vincente made in Italy che, come prerogative fondamentali, doveva possedere affidabilità, versatilità, robustezza e poca manutenzione.

Partiamo quindi dal cuore dell'ACM, il motore:

Un propulsore diesel (ancora in uso) a 6 cilindri di 5.500 cc, portati successivamente a 5.861 per le modifiche di turbo sovralimentazione, nonché per equipaggiare anche il fratello più piccolo ACL 75/90 delle stesse caratteristiche prestazionali; anche i 160 cavalli iniziali, passarono nel corso degli anni a 170.

Una scelta a tutto favore dell'enorme coppia motrice che, associata alla trazione integrale inseribile anche in movimento, al differenziale posteriore bloccabile e al baricentro spostato in avanti, permetteva ad ACL e ACM di affrontare salite e discese anche del 60%. Una macchina comunque poco sfruttata per le caratteristiche operative che poteva offrire.



Un veicolo che seppur con 4 marce sincronizzate e un primino, “richiedeva” ai più esperti conduttori, la sapiente manovra della doppietta nelle scalate; qui il rombo caratteristico del suo motore si associava al freno motore rendendo l'avventura della sua guida ancora più entusiasmante, almeno per gli appassionati.

Lunghi 6,4 metri contro i 4,9 dell'ACL, gli ACM sono veicoli che hanno trasportato sulle panche poste sul cassone tantissimi scaglioni di militari, magari per andare ai tiri di reparto, al lancio della SRCM o a un campo. Oltre al conduttore e al capo-macchina che aveva una botola di controllo proprio sopra alla testa, l'ACM grazie alle sue panche removibili poteva ospitare 16 militari a gruppi di 4 mentre nell'ACL ce ne stavano 12 a gruppi di 3.

Tra i militari trasportati c'era il capo-cassa – il più alto in grado - che ordinava all'occorrenza, il saluto della cassa, effettuato battendo due volte – da seduti – i piedi sul fondo in legno del veicolo.

L'impianto elettrico era spostato verso l'alto, per permettere di rimanere protetto da una linea di guado posta a circa più di 80 centimetri (ma in realtà era almeno il doppio) e gli stessi gruppi ottici e le luci di guerra erano a tenuta stagna. In caso di fusibili fulminati, bastava una moneta da 5 lire da incastrare tra i due contatti e il problema era risolto.

L'ACM, poteva anche trainare un rimorchio di 4 tonnellate come per esempio i gruppi elettrogeni o shelter radio ruotati. Interessanti sono le 2 leve della trazione integrale e delle marce ridotte, dove quest'ultima è volutamente incrociata alla prima in maniera da ottenere i due effetti in un movimento.


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