Gli revocano la patente, perde il lavoro, ma era un errore…

Il quotidiano triestino “Il Piccolo” racconta, a firma di Gianpaolo Sarti, l’incredibile storia di un camionista triestino di 60 anni al quale viene revocata la patente per sbaglio. Un errore per il quale perde il lavoro e al quale riesce porre rimedio soltanto grazie al ricorso ad un tribunale che gli dà ragione.

Qui di seguito riportiamo integralmente l’articolo.

Restituita a un camionista di 60 anni l’abilitazione alla guida revocata dalla Prefettura. Per questo aveva pure perso il lavoro

di Gianpaolo Sarti

TRIESTE Gli ritirano la patente. Poi pure gliela revocano (con una multa che poteva arrivare arrivare fino a ottomila euro). E, come se non bastasse, gli fanno anche perdere il lavoro. Vicenda più che kafkiana, si direbbe, quella capitata a uno sfortunato camionista veneziano di sessant’anni alle prese con le “sviste” della polizia stradale e della Prefettura. Ma la notizia è che R.D.R., queste le sue iniziali, alla fine ha vinto la sua battaglia giudiziaria in Tribunale contro la burocrazia: niente multa e restituzione della patente. Con la Prefettura costretta a pagare le spese processuali.

Tutto comincia la scorsa estate e si conclude con l’udienza di questi giorni davanti al giudice di pace. È il 15 luglio quando il camionista viene fermato sulla A4, a Portogruaro, dalla stradale di Udine per un sorpasso azzardato. La paletta degli agenti lo blocca e gli intima l’alt. La patente gli viene inevitabilmente tolta. La sua pratica, per competenza territoriale, viene spedita alla Prefettura di Venezia. Secondo le norme (articolo 218 del Codice della strada) gli impiegati hanno 20 giorni di tempo, dal momento del ritiro, per emettere l’ordinanza di sospensione. Il camionista segue la legge alla lettera e fa passare i 20 giorni previsti senza più mettersi alla guida. Ma la vicenda è solo all’inizio: il problema è che, in precedenza, R.D.R. aveva chiesto alla Motorizzazione il rinnovo della patente.Che gli arriva a casa, sfortunatamente, prima del provvedimento della Prefettura. Ma il sessantenne, prima di rimettersi a bordo del camion, va prima a verificare che sia tutto ok. A Venezia gli dicono che può circolare tranquillamente. «Se sono trascorsi i 20 giorni e se le hanno mandato la patente nuova, non c’è nulla da temere», si sente dire. Niente di cui preoccuparsi. Di più: in Prefettura gli precisano che la patente vecchia è annullata automaticamente da quella nuova appena ricevuta. Il veneziano riprende quindi la sua attività, serenamente, come ha sempre fatto.

Il 9 agosto un’altra tegola. A Rabuiese: stavolta a fermarlo, per un controllo, è la polizia stradale di Trieste. Cosa succede? L’impensabile. L’agente fa una rapida verifica al terminale di servizio e dice che non va bene: nel computer risulta che la patente è stata ritirata, un mese prima, dai colleghi di Udine. Quindi il sessantenne non avrebbe dovuto essere in possesso di alcunché. Secondo il poliziotto, come scritto sul verbale, il camionista stava viaggiando munito di una patente consegnata «erroneamente». Anche in questo caso subisce il ritiro, rischiando una contravvenzione che si aggira tra una cifra minima di 2.004 euro a una massima di 8.017. Somma che sarebbe stata stabilita successivamente, con esattezza, dalla Prefettura di Trieste. Il documento viene non solo ritirato, ma pure revocato: è la sanzione “accessoria” prevista per chi gira con l’autorizzazione sospesa. Stavolta la patente viene mandata a Trieste, in Prefettura.

Il veneziano prova a sbrigare personalmente la faccenda, ma i funzionari sono irremovibili. Serve un legale perché a questo punto è necessario fare ricorso. L’avvocato William Crivellari, alla luce dell’evidente fraintendimento, domanda la restituzione del “maltolto”. La Prefettura non solo dice no, ma dispone anche la revoca per ben due anni. Il legale ottiene comunque la sospensiva del provvedimento. Nel frattempo, però, dalla società di trasporto per cui lavora il camionista, parte la lettera di licenziamento: l’uomo è senza patente e non sta lavorando. Curiosamente arriva pure la risposta dalla Prefettura di Venezia che, con i suoi tempi, decreta lo stop alla patente. Si va avanti a colpi di ricorsi in Tribunale.

I provvedimenti contestati alla fine vengono annullati nell’ultima udienza davanti al giudice di pace Carlo Ferrero: il veneziano vince il ricorso contro la sospensione e la revoca. Alla fine gli restituiscono tutto, cestinando pure la contravvenzione della Polstrada di Trieste. E la Prefettura è condannata a pagare la spese processuali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

3 × quattro =