“Governo stanzi 5 milioni per conseguenze chiusura autostrada Palermo-Catania”

Scrive Salvatore Bella, presidente AITRAS.

In seguito alla chiusura dell’autostrada PA-CT i tir sono stati obbligati a percorrere strade statali alternative, la cui percorrenza ha creato enormi costi, disagi e rischi per la sicurezza, fino all’incidente di qualche giorno fa, in cui un tir è rimasto incastrato in una curva, provocando ulteriori disagi in quanto il traffico anche sulla strada alternativa è rimasto bloccato per 24 ore.

Adesso le strade secondarie sono state tutte chiuse al traffico dei mezzi pesanti e l’unica alternativa è la ME-PA; questa situazione si protrarrà per almeno 5 mesi, il tempo necessario per mettere in sicurezza una corsia della PA-CT su cui veicolare  auto e tir a doppio senso di circolazione, con la speranza che non ci siano nuove ordinanze di chiusura di altri viadotti, al momento sotto la lente di ingrandimento e in continuo monitoraggio.

Le imprese di autotrasporto si trovano quindi a dovere sostenere i maggiori costi dovuti alla percorrenza della ME-CT in termini di tempi di trasporto, costo del carburante, costo del pedaggio e difficoltà di natura logistica che potrebbe portarle al fallimento in attesa che la situazione si risolva.

Chiediamo pertanto al Governo che metta sul tavolo 5 milioni di euro per rimborsare gli autotrasportatori per i maggiori costi, considerato che le istituzioni, ad ogni livello, e l’Anas, sono tutti corresponsabili dell’epilogo della vicenda visto che il problema era noto già 18 mesi fa.

Se la soluzione che proponiamo, ovvero lo stanziamento di somme, fosse ritenuta non praticabile dal governo devono darci delle motivazioni visto che per Genova e il crollo del Ponte Morandi è invece stato possibile; forse è necessario un certo numero di morti prima che decidano di prendere soluzioni serie?

Per la settimana in corso continuiamo a dare fiducia al Governo nazionale, così come promesso a Palermo in sede di Consulta regionale per l’autotrasporto, e non attueremo iniziative di protesta fino a venerdì, termine ultimo di attesa per la promessa convocazione da parte del MIT. Superato tale termine avvieremo una serie di assemblee in tutta l’isola in cui verranno decisi tempi e luoghi di nuove proteste, che potranno sfociare anche in presidi autostradali e in prossimità degli imbarchi e degli aeroporti.

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