Maurizio Longo: fallimentare politica autotrasporto ultimo decennio

E’ affidato ad un comunicato pubblicato sul sito web dell’associazione, il commento di Maurizio Longo, segretario dell’associazione Trasportounito, alla sentenza della Corte di Giustizia Europea che nella giornata di giovedì 4 settembre 2014 ha dichiarato illegittimi i costi minimi di sicurezza dell’autotrasporto italiano. Longo parla di “lezioni” date dalla Corte di Giustizia Europea e di un fallimento totale della politica dell’autotrasporto italiano durante l’ultimo decennio.

Pubblichiamo, qui di seguito, il testo integrale del comunicato di Maurizio Longo.

“Che l’autotrasporto italiano sia stato, nell’ultimo decennio, in balia di normative strampalate, inapplicabili o, addirittura, controproducenti, non credo esista ombra di dubbio. Che tutto l’impianto normativo nazionale, sul quale si basa la professione dell’autotrasporto di cose per conto di terzi, sia sostanzialmente confuso lo confermano in tanti, e recentemente, anche la Corte dei Conti.
La Corte di Giustizia Europea, chiamata in causa dal Tar del Lazio per esprimersi sulla legittimità dell’art. 83 bis del D.L. 112/2008 (Costi minimi di sicurezza), ha offerto lezioni di diritto comunitario mettendo in evidenza l’incompetenza e le lacune di tipo protagonistico che i vertici delle associazioni dell’autotrasporto hanno voluto imprimere nell’ambito dell’ex Consulta e dell’Osservatorio, la cui competenza avrebbe dovuto essere proprio quella di individuare i parametri di base per la elaborazione dei costi minimi.
La Corte comunitaria, letteralmente ridicolizzando questi vertici dell’autotrasporto, le loro tesi e, di conseguenza, il legislatore che le ha assecondate, considera l’Osservatorio come “un’associazione di imprese” che nulla ha a che vedere con l’interesse pubblico. E’ forse il caso di ricordare oggi come Trasportounito abbia sempre sostenuto la necessità che i costi minimi fossero eventualmente individuati da un soggetto terzo, istituzionale o meno ma neutro rispetto agli interessi in gioco, proprio per evitare che a decidere fosse un “cartello” di imprese, le solite, mascherate da soggetto super partes.
A questo proposito la Corte richiama il contenuto di un verbale di riunione nel quale un componente dell’Osservatorio esprimeva la propria contrarietà, non in ragione di pubblici interessi, bensì in ragione degli interessi dell’associazione di categoria che rappresentava nel medesimo Osservatorio.
Inevitabile di conseguenza, sostiene la Corte, trattandosi di un’associazione di imprese, la determinazione dei costi minimi non può che equivalere alla “determinazione orizzontale di tariffe minime imposte” di fatto, contrarie ai principi ed alle disposizioni comunitarie, in quanto non si può restringere il gioco della concorrenza.
Se a determinare i parametri dei costi ci fosse stato un ente istituzionale, e non un raggruppamento dei vertici delle associazioni, la Corte non avrebbe avuto nulla da eccepire.
Oggi l’Osservatorio, delegittimato in tutto il suo operato, è stato eliminato con tutta la Consulta, ma i costi minimi, pubblicati dal Ministero seguono esattamente i medesimi parametri all’epoca impartiti dall’Osservatorio o, secondo la Corte, dall’associazione d’imprese.
Atra legnata della Corte di Strasburgo deriva dal concetto relativo alla “sicurezza stradale”: la determinazione dei costi minimi d’esercizio non risulta idonea né direttamente, né indirettamente a garantirne il conseguimento.
In sostanza la Corte sostiene che non è stato sufficientemente dimostrato il nesso fra i costi minimi e il rafforzamento della sicurezza stradale. E che peraltro l’osservanza delle normative comunitarie (tempi di guida e di riposo, controlli tecnici dei veicoli ecc…) sono sufficientemente adeguati a garantire il necessario livello di sicurezza.
Due domande sorgono immediate: perché il legislatore nazionale non ha voluto spiegare il sistema delle subordinazioni esistente nel mercato nazionale il quale, in molti casi, si scarica negativamente sulle strade? Perché sono state concesse delle deroghe (entro 100 km, accordi di settore ecc…) che hanno prodotto e convalidato le perplessità della Corte ?
Di fatto, con una elementare lezione di normativa comunitaria, sono stati abbattuti i due pilastri sui quali reggeva l’impianto dei costi minimi.
Spetta ora al Tar del Lazio ed al Ministero competente, pronunciarsi in materia. Auguri.”        

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