Test antidroga sbagliato, camionista perde il lavoro. Polstrada: “E’ stato sfortunato”.

Il Mattino di Padova racconta l’incredibile storia di Gianluca Miniscalco, camionista padovano di 45 anni, che ha perso il lavoro per un test antirdroga “sbagliato”.

Ecco l’articolo integrale de Il Mattino di Padova:

Il test antidroga è sbagliato camionista perde il lavoro

Un secondo esame in ospedale ha smentito il test, ma non è servito. La Polstrada: «È stato sfortunato»

di Silvia Quaranta

PADOVA. Succede un lunedì mattina di piena estate, caldo come tanti altri, al casello di Verona Nord. È il 25 luglio e Gianluca Miniscalco, padovano di 45 anni, camionista, viene fermato con il proprio mezzo dalla stradale di Verona.
Il suo nome, a Padova, suona familiare a più di qualcuno: qualche anno fa si era anche proposto come sindaco, con una campagna scandita a suon di tête-à-tête con i cittadini, nei dintorni della stazione. Ma questo la polizia veronese non lo sa, e poco importa. L’agente esige patente e libretto, alcoltest, tutto in ordine.
Gli viene proposto anche il tampone antidroga: Miniscalco non ha problemi, sa di essere pulito. Apre la bocca per il prelievo della saliva e aspetta il risultato, sicuro che il controllo stia per concludersi senza intoppi. Ma qui arriva una brutta sorpresa, perché dal tampone salivare risulta positivo all’anfetamina. Bye bye patente.
«Impossibile» tuona il camionista, che è anche padre di due bambini e già intravede tutte le possibili ripercussioni di quell’esito nefasto. «Io non faccio uso di droghe, nessuna» assicura «e volevo dimostrarlo: ho chiesto di poter ripetere il test in ospedale ma non c’è stato verso, non mi volevano accompagnare. Allora ci sono andato da solo, mi sono presentato a Borgo Roma (ospedale veronese, ndr) e il giovedì successivo sono usciti i risultati: negativo a tutto».
Intanto però la patente viene sospesa in via cautelare. Un bel problema, per uno che di professione fa il camionista, ma così prevede la legge italiana. D’altro canto, fa sapere la polizia, non c’era modo convincere gli agenti ad accompagnarlo in ospedale: «una seconda verifica in laboratorio è già prevista, per legge» spiega il comandante della polizia stradale veronese, Girolamo Lacquaniti «e nel caso del signor Miniscalco, in effetti, ha dato esito negativo. Ma in prima battuta è comunque previsto un ritiro temporaneo della patente: vorrei aggiungere che si è trattato di un episodio molto sfortunato» precisa il comandante «perché il margine d’errore è molto basso e i controlli, anche quelli sul posto, sono effettuati in presenza di personale medico».

La patente è stata restituita il 3 agosto, dopo una decina di giorni. Sull’attendibilità del test, va da sé, Miniscalco ha qualcosa da ridire: «a chi scrive le leggi, e anche alla polizia» spiega il camionista «vorrei dire di mettersi una mano sul cuore: quelle macchinette non sono infallibili». La storia, ora, continuerà per vie legali: «mi sono rivolta al Prefetto per la restituzione ed è stata ottenuta» conferma l’avvocato Elisa Nardo «ma andremo avanti con la causa: quando il mio assistito ha chiesto una seconda verifica non è stato minimamente ascoltato. Questo è abuso di potere. E intanto un padre di famiglia ha perso il lavoro per via di un test errato. Per non parlare dei danni morali».

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