Il Governo Meloni rimette al centro la politica dei trasporti“. Si intitola così l’edizione di ieri (mercoledì 9 novembre) di Ruote d’Italia, storica rubrica di Paolo Uggè sulle colonne del sito web dell’associazione Conftrasporto (www.conftrasporto.it), il cui testo riportiamo integralmente qui di seguito.

RUOTE D’ITALIA 9 NOVEMBRE 2022
Il Governo Meloni rimette al centro la politica dei trasporti
I corpi intermedi servono quando non rinunciano alla propria funzione. Era il 26 febbraio 2021 quando venne decisa dal governo Draghi la mutazione della denominazione del ministero dei trasporti e delle infrastrutture in ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. “Nomen omen” dicevano i latini. Ed infatti, questa scelta, nascondeva un errore non solo semantico, ma di sostanza, perché denunciava l’intenzione di subordinare l’azione politica al perseguimento di ideologie ambientaliste. Eppure, sarebbe bastato chiedere ad una qualsiasi massaia se, prima di decidere quali beni acquistare, non verifichi le disponibilità che ha in casa, onde non compiere scelte a casaccio. Lo stesso principio vale in economia: prima si definiscono le scelte politiche poi le modalità per poterle realizzare.

Sul rischio insito nella scelta di imporre – nominalmente e fattivamente – la linea “romantico-ecologista”, Conftrasporto prese posizione immediatamente con un preciso comunicato stampa. Era il 26 febbraio 2021. Rammento questo per mettere a tacere le male lingue che lasciano intendere come la richiesta di tornare alla denominazione adeguata del dicastero che si occupa di infrastrutture e trasporti, fosse un assist funzionale ad altri obiettivi, magari di natura politica.

La convinzione di Conftrasporto, sempre evidenziata, non è e mai stata presa in considerazione dal titolare del dicastero, che riteneva predominante l’aspetto ambientale. Non a caso è stato fatto notare da più parti come – fatto piuttosto singolare nel governo Draghi fossero presenti due ministri che si occupavano della transizione ecologica e, inoltre, come il titolare della delega sui trasporti vedesse in modo distorto l’attività dell’autotrasporto. Nessuno può affermare che gli operatori di questo comparto non riconoscessero l’importanza di tutelare l’ambiente, come ampiamente dimostrato dalla scelta di investire, negli anni, in motorizzazioni sempre più efficienti e meno inquinanti. Certo, bisogna che la necessaria transizione si realizzi con tempi congrui e soprattutto avendo contezza dell’indispensabilità del trasporto su gomma per l’economia del Paese.

I cambiamenti sono necessari, ma si gestiscono cercando di coniugare le esigenze ambientali con quelle produttive, non paracadutando dall’alto dei diktat frutto di impostazioni ideologiche discutibili. Ben venga, quindi, l’impegno dell’Europa per il contenimento delle proprie emissioni di gas serra, ma ricordiamoci sempre che quello dell’inquinamento è un problema globale, non locale. Come evidenziato in questi giorni dal New York Times, la Cina produce valori di inquinamento che assommano quelli degli U.S.A., India e Russia. Perché mai, dunque, dovrebbe essere proprio il continente europeo, che è quello che produce meno emissioni, ad autoimporsi i limiti più severi? Perché mai dobbiamo assumere decisioni che graveranno sull’economia delle imprese e sulla vita delle persone?

Queste sono le semplici ed ovvie ragioni per le quali Conftrasporto ha chiesto che fosse ristabilita la centralità delle attività di trasporto e delle infrastrutture nelle scelte del nuovo Esecutivo, partendo dalla denominazione del dicastero. Il nostro appello è stato ascoltato e, di conseguenza, abbiamo doverosamente reso il merito di questa decisione tanto utile ed attesa, al Presidente Meloni ed al nuovo ministro delle Infrastrutture e Trasporti Salvini. Nessuna preventiva “captatio benevolentiae”. I fatti, qualora ve ne fosse la necessità, avranno modo di dimostrarlo. Se ci saranno – e ci auguriamo di no – comportamenti non riconducibili agli interessi del settore o che rischiano di pregiudicare le regole del mercato in favore di qualche “dominus improduttivo”, noi faremo la nostra parte. In Spagna, in questi giorni, gli autotrasportatori hanno programmato un fermo dei servizi per manifestare il disagio della categoria di fronte all’aumento dei prezzi e all’impossibilità di coprire i costi di esercizio.

Nella passata legislatura si parlava, per i professionisti, di equo compenso. Faccio notare che, per quanto riguarda l’autotrasporto, la legge prevede già qualcosa di analogo: costi minimi della sicurezza, tempi di pagamento e rapporti di sub-vezione, non possono essere assimilati al concetto di equo compenso? Le regole esistono, occorre allora farle
rispettare.

La scelta della denominazione del dicastero si colloca nella giusta direzione, ma fa anche emergere un ulteriore aspetto. Quando i corpi intermedi operano per assicurare una tutela adeguata degli interessi dei rappresentati e si assumono posizioni chiare e nette, i risultati si possono conseguire. La collaborazione si estrinseca maggiormente quando si ha il coraggio e la capacità di essere lineari, coerenti e trasparenti. Noi lo saremo, così come lo siamo stati in passato.

Paolo Uggè

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